Di che cosa si parla quando si parla di trattamento delle acque meteoriche
L’acqua piovana che scorre su superfici impermeabili raccoglie quello che vi si trova: solidi, abrasione di pneumatici e freni, particelle metalliche, idrocarburi, in inverno i materiali antigelo. A seconda della superficie e dell’uso questo carico è molto diverso.
Il trattamento delle acque meteoriche descrive l’insieme delle misure con cui questa acqua viene gestita prima di essere dispersa nel terreno o scaricata in un corpo idrico. In Italia la materia è disciplinata dall’articolo 113 del D.Lgs. 152/2006, che rinvia però alle Regioni: sono i regolamenti regionali a stabilire quali superfici siano soggette a obbligo, che cosa vada raccolto e come vada trattato. Un’affermazione valida per tutta Italia non esiste, e questa guida non ne fa nessuna.
Quello che questa guida fa è inquadrare i termini che compaiono in ogni capitolato e dire con precisione dove sta il contributo di un inserto filtrante tessile e dove finisce.
Acque di prima pioggia: che cosa sono e che cosa serve per trattarle
Le acque di prima pioggia sono, nella definizione più diffusa nei regolamenti regionali, i primi cinque millimetri di pioggia per metro quadrato di superficie impermeabile, corrispondenti all’incirca ai primi quindici minuti di un evento piovoso. L’idea alla base è che questa prima frazione trascini con sé la maggior parte del carico accumulato sulla superficie.
Un impianto di prima pioggia è di conseguenza un’opera, non un componente. Nella configurazione tipica comprende un pozzetto scolmatore, una vasca di accumulo dimensionata sulla superficie servita, uno stadio di sedimentazione e in molti casi un disoleatore, oltre alla logica di svuotamento temporizzato verso la fognatura. Il dimensionamento e l’autorizzazione seguono la disciplina regionale.
Qui va detto con chiarezza, perché la confusione è frequente e costa cara: WINKLER non costruisce impianti di prima pioggia. Un sacco o un inserto filtrante tessile è uno stadio di ritenzione dei solidi dentro un cestello o un pozzo. Non è una vasca di accumulo, non è un sedimentatore, non è un disoleatore e non sostituisce nessuno di questi. Chi cerca un impianto di trattamento delle acque di prima pioggia per un parcheggio o un piazzale ha bisogno di un progettista e di un fornitore di impianti, non di un filtro.
Quello che un inserto tessile può fare all’interno di quel quadro è ridurre il carico di solidi prima che raggiunga lo stadio successivo, e farlo vicino alla sorgente e senza opere. È un contributo reale, ed è tutto ciò che affermiamo.
Acque meteoriche di dilavamento
Il trattamento delle acque meteoriche di dilavamento è il concetto più ampio: riguarda l’intero deflusso da una superficie, non solo la prima frazione. Compare soprattutto quando una superficie è classificata come potenzialmente inquinante per l’attività che vi si svolge.
Anche qui la logica è la stessa. La domanda non è se un singolo prodotto sia conforme, ma se il piano di gestione di quella superficie soddisfi i requisiti. Un inserto filtrante può essere un elemento di quel piano. Se basti lo decide la valutazione complessiva di superficie, carico, stadi di trattamento e gestione, e la fa il progettista in accordo con l’ente competente.
Nominale, caratteristico, assoluto
Tre termini che nelle schede tecniche si confondono e che per la scelta contano.
Nominale è un’indicazione di progetto del produttore. Descrive in quale intervallo il materiale separa, senza garantire una soglia.
Caratteristico, per esempio O90 nei geotessili, è un valore normato ricavato dalla distribuzione dei pori. Neanche questo è una soglia di separazione.
Assoluto presuppone una prova secondo un metodo definito e indica a partire da quale dimensione praticamente tutte le particelle vengono trattenute. Nei mezzi filtranti tessili per acque meteoriche questa indicazione non è usuale.
Per la pratica ne segue che un valore in micrometri colloca un prodotto, non dimostra un effetto.
Perché non indichiamo rendimenti
In questo segmento di mercato si comunica molto con percentuali. Noi non lo facciamo, e la ragione è tecnica.
Quello che un filtro trattiene realmente dipende dalla forma delle particelle, dallo stato di carico, dalla velocità di afflusso e dalla condizione di esercizio. Un rendimento affidabile nasce solo da una prova secondo un metodo definito, su un impianto definito. Una percentuale ricavata da un dato di materiale non regge alla prima domanda seria.
Indichiamo quindi dati di materiale, campo di impiego e limiti.Per la scelta tecnica di un inserto filtrante all’interno di un progetto esistente diamo volentieri supporto.
Microplastiche e abrasione degli pneumatici, inquadrate
Le microplastiche comprendono per definizione le particelle sotto i cinque millimetri, con una quota rilevante nell’ordine dei micrometri. L’abrasione di pneumatici e manto stradale si distribuisce su un intervallo dimensionale molto ampio.
Un filtro con 70 micrometri raccoglie la quota sopra il proprio limite di ritenzione. La quota sotto passa. Un’affermazione come « trattiene le microplastiche » è quindi corretta solo con questa limitazione, e un rendimento in percentuale non è indicabile senza misurazione sulla superficie concreta Scopri di più.
Non è una debolezza del metodo, è una proprietà di ogni filtrazione meccanica. Chi vuole raccogliere la frazione più fine ha bisogno di altri procedimenti, con il corrispondente impegno costruttivo e gestionale.
Domande frequenti su normativa e valori
Queste domande le pongono più spesso progettisti, comuni e gestori.
Un sacco filtrante da 70 µm sostituisce un impianto di prima pioggia?
No. Un impianto di prima pioggia è un’opera con accumulo, sedimentazione e in genere disoleazione. Un inserto filtrante è uno stadio di ritenzione dei solidi. Può ridurre il carico che arriva agli stadi successivi, non sostituirli.
Il filtro è conforme alla normativa sulle acque meteoriche?
La domanda non si può porre così, perché la disciplina valuta il sistema di gestione di una superficie e non un singolo componente. Un inserto filtrante può farne parte. La valutazione la fa il progettista secondo la disciplina regionale applicabile.
Qual è la differenza tra finezza nominale e assoluta?
Nominale è un’indicazione di progetto del produttore senza soglia garantita. Assoluta presuppone una prova secondo un metodo definito. Nei mezzi filtranti tessili per acque meteoriche sono usuali le indicazioni nominali.
Perché non indicate percentuali di rendimento?
Perché senza una prova sull’impianto specifico non sarebbero affidabili. Una percentuale derivata da un dato di materiale non regge a una verifica. Indichiamo dati di materiale, campo di impiego e limiti.
Per quali superfici è richiesto un trattamento?
Dipende dal carico della superficie e dall’obiettivo di scarico o di infiltrazione, e la disciplina è regionale. L’inquadramento avviene in sede di progetto e in accordo con l’ente competente. Una risposta valida in generale non esiste.
Dove ottengo un dimensionamento affidabile?
Presso uno studio di progettazione specializzato in gestione delle acque meteoriche.Per la scelta tecnica di un inserto filtrante all’interno di un progetto esistente diamo supporto.




